In molti mi hanno sempre chiesto da dove venga quest'idea di andarmene per un anno. Non nascondo il fatto che alcuni di loro mi abbiano dato del pazzo, ma se sono i folli quelli che cambiano veramente qualcosa, ben venga.
A dire la verità, non ho mai detto loro di come siano andate realmente le cose.
Certo, si dicono le solite storie: ho voglia di viaggiare, di scoprire nuovi posti, di imparare l'inglese, di vivere la cultura americana, ecc. Per carità, tutto vero. Tuttavia io mi riferisco alla scintilla che ha fatto traboccare il vaso (scommetto che non era così il detto). Ecco come è successo.
sabato 12 aprile 2014
domenica 6 aprile 2014
Placement!
Degli altri. Placement degli altri.
Ho inviato l'application il 13 Dicembre, o più o meno in quei giorni. No, era proprio il 13 Dicembre.
Quattro mesi, centoquattordici giorni, duemilasettecentotrentasei ore, centosessantaquattromilacentosessanta minuti, novemilioniottocentoquarantanovemilaseicento secondi fa. Ancora niente, ma io lo so. Settimana prossima mi arriva.
Nel frattempo, vediamo come se la vedono gli altri.
Questa è la cartina dei placements di YouAbroad aggiornata al primo Aprile.
Ho inviato l'application il 13 Dicembre, o più o meno in quei giorni. No, era proprio il 13 Dicembre.
Quattro mesi, centoquattordici giorni, duemilasettecentotrentasei ore, centosessantaquattromilacentosessanta minuti, novemilioniottocentoquarantanovemilaseicento secondi fa. Ancora niente, ma io lo so. Settimana prossima mi arriva.
Nel frattempo, vediamo come se la vedono gli altri.
Questa è la cartina dei placements di YouAbroad aggiornata al primo Aprile.
sabato 29 marzo 2014
Spagna, Tarifa
Immagine. In alto a sinistra c'è la città di Faro. Ora andate a destra fino a metà, troverete Siviglia. Continuate ed abbassatevi di mezzo centimetro, dovreste essere su Granada. Quindi andate in basso fino alla "o" di Marocco. Scivolate sulla "m" di Marocco. Risalite poi fino ad Algeciras. Eccola li, subito a sinistra, Tarifa.
Di posti come questi se ne trovano pochi altri al mondo. Tarifa si pone
domenica 23 marzo 2014
Inter(cultura?)
Non tutte le associazioni funzionano allo stesso modo. Certe sono "paghi e parti". Altre ti fanno partire se a tua volta fai ospitare uno studente. Infine c'è Afs Intercultura che è un "forse parti". C'è un numero limitato di posti disponibili e se non vieni preso rischi di trovarti a Marzo con niente in mano. In poche parole tutto il tuo progetto per l'anno all'estero sfuma via. Detto così sembra un po' denigratorio ma non è mia intenzione infangare questa associazione, d'altro canto ognuna ha i suoi pregi e difetti. Anzi, con Intercultura se riesci con la fascia più bassa a passare parti pagando un prezzo davvero irrisorio. Magari qualcuno avrà da ridire sui metodi di selezionamento, ma questa è un'altra storia.
Siccome il 90% dei ragazzi che partono hanno in mente gli States come destinazione, ma i posti disponibili ne possono accontentare solo una porzione, Intercultura offre loro diverse e nuove opportunità. Ed ecco che spuntano così nuovi orizzonti che spaziano dalla Russia allo Swaziland. Per la cronaca, lo Swaziland esiste davvero.
Il perché di tutto questo discorso?
Siccome il 90% dei ragazzi che partono hanno in mente gli States come destinazione, ma i posti disponibili ne possono accontentare solo una porzione, Intercultura offre loro diverse e nuove opportunità. Ed ecco che spuntano così nuovi orizzonti che spaziano dalla Russia allo Swaziland. Per la cronaca, lo Swaziland esiste davvero.
Il perché di tutto questo discorso?
sabato 1 marzo 2014
Shortest
"Travelling: it leaves you speechless, then turns you into a storyteller."
Nonostante io non sia Steve (Jobs) e credetemi, non mi sarebbe dispiaciuto esserlo, questa citazione la dedico ai folli, agli anticonformisti, ai ribelli, ai piantagrane, a tutti coloro che vedono le cose in modo diverso: ai viaggiatori. A loro, a noi inseguitori di sogni che per raggiungere destinazione siamo costretti ad andare oltre le nuvole. Semplicemente perché gli aerei non volano sotto, mica per altro. Ai viaggiatori non va giù il benessere della routine quotidiana, la sicurezza di ciò che è familiare, la tranquillità della ripetizione. E se gli va giù, si stufano, cercano altro, tanto la loro valigia è sempre pronta. Guadagnano qualcosina, ma mica per comprarsi il nuovo telefono, magari per comprarsi un nuovo obiettivo per la macchina fotografica e perché no, magari una nuova memoria per essa. Sta a loro girovagare per il mondo dopo aver controllato per mesi il biglietto più conveniente. E sono sempre loro quelli che in aeroporto si trovano meglio, a proprio agio. Osservano la gente come se fossero libri in una biblioteca. C'è chi parte per la prima volta, li puoi riconoscere. Sono tesi, iperattivi, sempre a controllare di non aver perso il boarding pass e i soldi per la vacanza. Sono inesperti: i soldi, se in gran quantità, si devono infilare nelle mutande, preferibilmente nella parte davanti, non dietro. Poi c'è chi viaggia per lavoro, i manager, gli affaristi, George Clooney in uno dei suoi film. Essi passano talmente tanto tempo in aeroporto che ci si sorprende di non vederli in pigiama. Le famiglie con i bambini che appoggiano il naso alla vetrata per vedere l'aereo più grande, i piloti e le hostess sempre eleganti e i vecchietti che dopo una vita passata hanno ancora voglia di vedere, sono loro che ti chiedono da quale gate parte il loro aereo. I viaggiatori osservano il mondo passare davanti a loro. Lo provano, lo vivono, lo fotografano e tornati a casa lo raccontano ai familiari e agli amici, alla gente che non è mai andata oltre il proprio stato.
I viaggiatori sono dei racconta storie, dei narratori.
~Brando
Nonostante io non sia Steve (Jobs) e credetemi, non mi sarebbe dispiaciuto esserlo, questa citazione la dedico ai folli, agli anticonformisti, ai ribelli, ai piantagrane, a tutti coloro che vedono le cose in modo diverso: ai viaggiatori. A loro, a noi inseguitori di sogni che per raggiungere destinazione siamo costretti ad andare oltre le nuvole. Semplicemente perché gli aerei non volano sotto, mica per altro. Ai viaggiatori non va giù il benessere della routine quotidiana, la sicurezza di ciò che è familiare, la tranquillità della ripetizione. E se gli va giù, si stufano, cercano altro, tanto la loro valigia è sempre pronta. Guadagnano qualcosina, ma mica per comprarsi il nuovo telefono, magari per comprarsi un nuovo obiettivo per la macchina fotografica e perché no, magari una nuova memoria per essa. Sta a loro girovagare per il mondo dopo aver controllato per mesi il biglietto più conveniente. E sono sempre loro quelli che in aeroporto si trovano meglio, a proprio agio. Osservano la gente come se fossero libri in una biblioteca. C'è chi parte per la prima volta, li puoi riconoscere. Sono tesi, iperattivi, sempre a controllare di non aver perso il boarding pass e i soldi per la vacanza. Sono inesperti: i soldi, se in gran quantità, si devono infilare nelle mutande, preferibilmente nella parte davanti, non dietro. Poi c'è chi viaggia per lavoro, i manager, gli affaristi, George Clooney in uno dei suoi film. Essi passano talmente tanto tempo in aeroporto che ci si sorprende di non vederli in pigiama. Le famiglie con i bambini che appoggiano il naso alla vetrata per vedere l'aereo più grande, i piloti e le hostess sempre eleganti e i vecchietti che dopo una vita passata hanno ancora voglia di vedere, sono loro che ti chiedono da quale gate parte il loro aereo. I viaggiatori osservano il mondo passare davanti a loro. Lo provano, lo vivono, lo fotografano e tornati a casa lo raccontano ai familiari e agli amici, alla gente che non è mai andata oltre il proprio stato.
I viaggiatori sono dei racconta storie, dei narratori.
~Brando
sabato 15 febbraio 2014
Sugli Stati p.3
Terza e ultima parte de "Sugli Stati"! Se non sapete di cosa stia parlando cliccate qui.
Se avessi la possibilità di scegliere uno stato degli States una cosa è certa: non andrei nel sud-est.
L'inglese di questa zona, stando a quanto dice un amico che ha studiato a Chicago, si può paragonare all'italiano di Cassano. Sono gli Stati che sono erano in favore dello schiavismo, della segregazione razziale, la cui gente si colloca al primo posto in America come religiosità e per la quale andremo tutti all'inferno per aver fatto sesso prima del matrimonio e per la quale i gay non possono sposarsi perché lo dice la Bibbia. Peccato che Levitico (colui che ha scritto questa parte) sosteneva che anche vestirsi di tessuti diversi e mangiare crostacei fosse contro il volere di Dio, ma tutti sembra si siano dimenticati di questa parte.
In questa zona
sabato 1 febbraio 2014
Sugli Stati p.2
Parte seconda de "Sugli Stati"! Se non sapete di cosa parlo, cliccate qui --> Sugli Stati
non fate di nuovo caso al contorno fatto con paint
Sappiamo tutti come sono le Hawaii: mare, sole, Honolulu, Lilo & Stitch, spiagge, turisti, corone di fiori, Aloha. Forse non si vive la vera America ma si dice che Honolulu sia anni luce più avanti di Miami e che i paesaggi siano veramente fantastici. Vulcani, barriera corallina e non c'è l'inverno. Ci farei sicuramente un pensierino. Per quanto riguarda invece l'Alaska, si ha un po' l'idea di una regione con ghiacci, mostri dei ghiacci, babbo natale e camionisti. Sts mi ha informato del fatto che il placement in Alaska è accettato solo se ad Anchorage, la capitale, o nei pressi di quest'ultima. Ma sapete com'è Anchorage? Anchorage è la Zurigo dei ghiacci, è la Singapore del Nord, è la Sidney americana.. E' la città più vivibile degli Stati Uniti. Questo vuol dire: buoni servizi di tutti i tipi, buona gente, paesaggio bellissimo e anche.. buon clima. Si perchè nonostante tutto la media invernale è di circa 12 °C sotto lo zero e calcolando che dietro l'angolo c'è il Polo Nord non è così male. In un'eventuale scelta dello Stato quindi Anchorage non sarebbe assolutamente da buttare via, anzi..
Passiamo alla parte continentale. Dal mare e dal ghiaccio passiamo al... Deserto.
New Mexico, Colorado,
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