martedì 9 giugno 2015

Questo è quanto

Scrivo dal divano di casa, guardando Bologna - Pescara. Alla mia sinistra il quadro di The Dark Side of the Moon e la finestra da cui si può vedere la Val Bisagno, niente è cambiato, tutto è come sempre.

Dico la verità quando scrivo che ho lasciato il Colorado con grandissima tristezza, osservando la grande catena montuosa, che per me è sempre stata "sulla destra", già con nostalgia, come se fossi già partito. Un po' come quando sei in vacanza e ti viene male al pensiero di lasciare quel posto in meno di due giorni. Dico la verità anche quando scrivo che ora, dopo 10 giorni in Italia, non sento nessun legame affettivo nè con gli States, né con il Colorado. Un po' come quando ti prendi di qualcuna nella stessa vacanza di prima, ma una volta tornato alla base è già tanto se ti ricordi il suo nome. Ma di quello che mi ha lasciato l'America ne parlerò in un altro post. Oggi voglio parlare della partenza, tanto triste, e dell'arrivo, da tanti temuto.
La partenza (questa volta non dall'Italia) comincia già una settimana prima del reale volo. Comincia addirittura l'ultimo giorno di scuola. Saluti quei due professori a cui tieni veramente e con tutto il tuo cuore, saluti gli allenatori, i counselors, il preside e infine tutti quelli che hai conosciuto ma non hai mai reputato amici. Nella maggior parte dei casi si tratta di almeno mezza scuola, visto che da buon europeo conosci tutti. Normalissime le scene dopo pranzo in cui invece di salutare con un "see ya later dude", te ne esci con un "goodbye dude it was wonderful meeting you". A molti dici anche un "I'll miss you sooo much", ma in fondo entrambi sapete che tale cosa non è neanche lontanamente vera. Torni a casa e sai che ormai è tutto finito, "questo è quanto" come disse Michael Jackson prima di annunciare l'ultima grande fatica, una mastodontica serie di 50 concerti a Londra che preparerà, ma che non porterà mai a termine. Il grande sogno americano te lo sei sciroppato, iniziato e finito. Si torna a casa. Si torna a casa. Prepari le valige e capisci di avercelo in quel posto appena metti tutta la roba che devi portare indietro sul letto. Cercai di scrivere una lista delle ultime cose che avrei voluto mangiare prima di tornare nel Bel Paese, ma oltre al bacon, la cheesecake e poco altro non trovai niente di interessante. Mi sono messo poi a fare una lista di quello che avrei voluto mangiare in Italia appena arrivato che ho finito in aereo. Ci ho messo 3 giorni a salutare gli amici americani a cui tengo e un giorno extra per gli amici europei, visti tutti insieme. Nessuna difficoltà per quest'ultimi, strane sensazioni per gli altri. So che passeranno anni prima di incontrarli di nuovo. In aeroporto hai da una parte la gioia che stai per assaporare per tornare a casa, da una parte il fatto che ne stai lasciando un'altra. Il risultato è quello di te a guardare il finestrino dell'aereo inerme, come un vegetale, intento a cercare qualcosa a cui pensare. Arrivare in Italia è bellissimo. E' bellissimo atterrare e incontrare tuo padre e tua zia, è bellissimo entrare in macchina e trovare i pasticcini, da un punto di vista è anche piacevole atterrare e sentire l'uomo di turno lamentarsi di Renzi. Aria d'Italia. Incontri i tuoi amici e niente è cambiato. Magari si è aggiunto qualcuno alla compagnia, chi ha la moto e chi ha la macchina. La serata del Venerdì, il mare, Deiva, il caldo. Torni e trovi quello che hai lasciato. Tuttavia, quello che hai lasciato fu quello che ti fece partire 10 mesi fa. Ora vivo in paradiso, ma per quanto durerà?

~Il Cittadino

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